Schmidt, “Dalla vita di un fauno”

ARNO SCHMIDT – “Dalla vita di un fauno” – Lavieri

Un lieve sconcerto iniziale, la percezione (assurda) di una sfida. Esiste l’apprendistato per il lettore? Ma questo solo per le prime pagine. Poi la prepotente richiesta di una collaborazione attiva: una porta socchiusa, al lettore spetta il compito della sua progressiva apertura o, come nel mio caso, la decisione di spalancarla. Spalancare queste pagine vuol dire arrendersi ed aderire a una scelta formale ardita, ma anche accettare di avvicinare agli occhi la lente d’ingrandimento con cui Schmidt osserva il mondo. Ci vuole tempo, scrupolo e attenzione, ma si viene ripagati.

Frammenti che parlano. Che si rivolgono certo anche al cuore, ma ci arrivano seguendo una strada che parte dall’ironia, da lampi di fredda razionalità, di logica serrata. E allora, quando si scopre, con meraviglia e gratitudine, che questa è poesia, ci si rende conto che il fauno ci assomiglia, che la vita del fauno è la nostra.

(Una strana forma di rispetto mi impedisce di citare le sue frasi. Ci sono in questo libro infiniti luoghi che potrebbero attrarre i lettori, infiniti luoghi meravigliosi, ma ognuno di loro deve essere collocato e contestualizzato, esattamente come ha voluto il suo autore.)

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