Muhsam, “La psicologia della zia ricca”

ERICH MUHSAM – “La psicologia della zia ricca” – Le Nubi

“Alle tre di ogni pomeriggio zia Berthchen toglieva l’innaffiatoio verde dal chiodo, poggiava sulle spalle il suo scialle rosso turco e se ne andava al camposanto di fronte al quale, per via della comodità, abitava ormai da ventitrè anni. Una volta là, girava alla quarta fila di tombe e sedeva sulla panchina presso il sedicesimo tumulo, sotto cui suo marito, l’esattore delle tasse in pensione Biefke, riposava da ventiquattro anni.”

E’ l’incipit di uno dei venticinque iresistibili ritratti di zie ricche che in vari modi riescono a beffare i loro legittimi e speranzosi eredi, lasciandoli a bocca asciutta dopo anni di straziante attesa. Un libro piacevolissimo, uno stile brioso e disincantato con punte improvvise di crudele satira sociale, ma anche di umorismo e di perizia nel disegnare con pochi tratti caratteri e personaggi spiccatamente teatrali.

Tutto questo però non è che l’inizio. In realtà questo libro è uno spiraglio che si apre sul mondo di un autore poco conosciuto (anche perchè in Italia sono stati tradotti pochissimi suoi scritti e oltretutto si tratta di edizioni di difficile reperibilità). In realtà Muhsam è stato un combattente per la libertà e anche un martire per la libertà. Ebreo e anarchico nella Germania guglielmina, antimilitarista e pacifista all’epoca della grande guerra, considerato da Goebbels “l’ebreo rosso che pervertiva la Germania” all’avvento del nazismo, trascorre parte della sua vita sopportando periodi di prigionia durissima che lo rendono sordo e parzialmente cieco. Arrestato infine nel 1933, vive per un anno un vero e proprio calvario in due diversi campi di concentramento dove viene sottoposto a sevizie terribili da parte delle SS che si accaniscono sugli strumenti di comunicazione tra lo scrittore e la realtà esterna: occhi, orecchie e mani. Finchè viene impiccato, dentro una latrina, nel tentativo di simulare un suicidio. La sua memoria è stata poi tenuta viva dalla moglie, Kreszentia, che ha raccontato la fine del marito in un libro “Il calvario di Erich Musham” e ha cercato di raccogliere, proteggere e diffondere i suoi scritti, come ha fatto Gosta per Juluis Fucik, e Nadezda per Osip Mandel’stam, e Pirozkova per Isaak Babel, come hanno fatto insomma tutte quelle ragazze che amavano i loro poeti.

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