Borges, “Poesie (1923 – 1976)”

JORGE LUIS BORGES – “Poesie (1923 – 1976)” – Rizzoli

“Il mondo è un certo numero di tenere imprecisioni”

Per Borges la poesia è “l’incanto di un attimo in cui le cose sembra stiano per dirci il loro segreto. E’ la poesia di un’attesa delusa, perchè quel segreto non viene detto e resta nell’ombra.” Così Claudio Magris, nella sua splendida raccolta di saggi “Dietro le parole”, commenta l’arte discreta e ritrosa del Borges poeta.

“Le strade di Buenos Aires

sono già le mie viscere”

“…l’ardente e cieca rosa che non canto,

la rosa irraggiungibile.”

“…ci siamo spartiti come ladri

il flusso delle notti e dei giorni.”

“la corruzione e l’eco che saremo”

“la mutua notte e l’aspettata sera”

“Scivolo per la tua sera come la stanchezza per la pietà

di un declivio”

“Città che si ascolta come un verso.

Strade con luce di patio.”

“la prolissità del reale”

“io, che mi raffiguravo il paradiso

sotto la forma di una biblioteca”

“Che importa la parola che mi nomina

se è indiviso e uno l’anatema?”

“Non mi salverò io, fortuita cosa

di tempo, che è materia così friabile”

“Quale Dio dietro Dio dà inizio alla trama

di polvere e tempo e sogno e agonie?”

“……..Le aurore

restano indietro e le notturne ore

e la mia vita, questo sogno frettoloso”

“quest’agonia d’essere enigma, caso, criptografia”

“Lasciare un verso per l’ora triste

che sul confine del giorno ci attende”

“A volte ho provato rimorso

e altre, invidia,

di te, che sei, come noi, nel tempo e nel suo labirinto

e che non lo sai.”

“per l’oro che sfolgora nei versi”

Un rosario di versi, come una preghiera.

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