Vian, “La schiuma dei giorni”

BORIS VIAN, “La schiuma dei giorni”, Marcos y Marcos

“C’era qualcosa di etereo nel modo di suonare di Johnny Hodges, qualche cosa d’inspiegabile e di perfettamente sensuale. La sensualità allo stato puro, liberata dal corpo. Gli angoli della stanza si modificavano e si arrotondavano sotto l’effetto della musica. Ora Colin e Chloé riposavano al centro di una sfera. –Che cos’era?- domandò Chloé –Era The mood to be Wooed- disse Colin –Avevo indovinato- disse Chloé –Visto la forma che ha preso la nostra camera, come pensi che farà il dottore a entrarci?”

Boris Vian (1920-1959) fu un genio solo parzialmente compreso e un uomo affamato di vita, consapevole che una grave malattia di cuore non gli avrebbe lasciato il tempo di invecchiare. Fu scrittore di romanzi e di teatro, autore di canzoni, cantante e attore, trombettista jazz e giornalista. Scrisse per “Les Temps Modernes” di Sartre pezzi audaci e trascinanti, testimonianza del suo amore per il jazz che contribuì a far conoscere a Parigi. Frequentava il Club Saint-Germain, dove vennero a suonare suoi amici di nome Duke Ellington, Charlie Parker e Miles Davis. Fu anche poeta, traduttore, esperto di fantascienza e molto altro ancora. Insieme a Duchamp, Queneau e Max Ernst fu animatore dei circoli di Patafisica e frequentatore assiduo della vita notturna parigina. Ed è proprio Queneau a definire “La schiuma dei giorni” il più straziante dei romanzi d’amore. La storia è semplice, come una favola. Colin è un giovane ricco, nullafacente, con tanto di cuoco coltissimo che prepara anticipazioni di cucina futura. Colin non lavora ma ogni tanto inventa qualcosa, come il pianococktail. Ha un amico, Chick, che spende tutti i suoi risparmi nell’acquisto di opere di Jean Sol Partre (un’evidente caricatura di Sartre), ma anche di pipe e pantaloni del filosofo esistenzialista. Colin s’innamora di Chloé, la sposa, ma nel viaggio di nozze verso il Midi, Chloé comincia a tossire e si ammala. Le sta crescendo una ninfea nel polmone destro. Quel fiore mortale può essere combattuto solo dal profumo di altri fiori. Sempre innamoratissimo, ma anche sempre più povero (i fiori costano) e disperato, Colin accetta i lavori più pesanti e impensabili. Cova canne di fucile, che si sviluppano solo col calore del corpo umano. Ma viene licenziato perché, a causa del suo amore, sforna canne che terminano con una rosa d’acciaio. Fa il messaggero di cattive notizie con un giorno d’anticipo, finchè vede il suo indirizzo nel lavoro da sbrigare e capisce che Chloé morirà il giorno dopo. Nelle ultime pagine, il funerale da poveri fa da contrappunto angoscioso al matrimonio da ricchi, con gli stessi protagonisti. Indimenticabili le pagine che descrivono l’appartamento di Colin e Chloé che si restringe progressivamente e non lascia passare il sole man mano che la morte della ragazza si avvicina e la calda pienezza dell’amore si consuma.

La storia ha un’ambientazione surreale e indefinita; gli oggetti hanno una vita segreta, i vetri rotti ricrescono, le nuvole seguono gli amanti e li avvolgono dei loro profumi, i raggi del sole frugano il mondo come un’immensa piovra e fuggono velocemente se vengono sfiorati dall’ombra, nella casa di Colin abitano indisturbati topi parlanti, le stanze cambiano dimensioni e forma. Ogni pagina di questo libro rimanda a qualcosa del nostro immaginario e ogni pagina si rivela densa di significati che si celano dietro la delicata storia d’amore e di morte di Colin e Chloé. Vian ci ha lasciato in questo libro il suo anticonformismo, la violenta critica alla società intellettuale e capitalistica, lo sberleffo nei confronti del dio denaro, il deciso atteggiamento antibellico e, anche, ciò che ha caratterizzato la sua breve vita: la malattia. La poetica ninfea che divora i polmoni della ragazza è la malattia che divora il cuore di Vian. “Il suo cuore batteva forte, come stretto in un guscio troppo duro”. Ma in questa breve vita c’è stato il tempo di creare musica e poesia.

“Là dove i fiumi si gettano nel mare, si forma una barriera difficile da superare, e grandi vortici schiumanti in cui ballano i relitti. Di fuori la notte, là dentro la luce della lampada, e in mezzo i ricordi rifluivano dall’oscurità, si urtavano nel chiarore, e mostravano le loro pance bianche e le loro schiene argentate, galleggiando qualche volta in superficie, altre volte affondando di nuovo.”

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