Malet, “Trilogia nera”

MALET – “Trilogia nera” – Fazi Editore

Il volume raccoglie i tre romanzi che hanno riscritto e codificato il genere noir francese e che rappresentano il vertice della narrativa del loro autore: “La vita è uno schifo”, “Il sole non è per noi” e “Nodo alle budella”. Il noir è un romanzo psicologico costruito intorno alla figura di una vittima; la scrittura del noir è sempre dal punto di vista della vittima, che si racconta o si fa raccontare nella propria discesa verso un punto di non ritorno. Si tratta di un genere ben distinto dal giallo e dal poliziesco, dove lo status quo viene frantumato da un evento imprevedibile di natura delittuosa e dove il compito della narrazione sarà di scoprire l’autore dell’infrazione e assicurarlo alla giustizia, ricomponendo così l’ordine iniziale. Nel giallo, che l’evento delittuoso sia un omicidio, un rapimento, un furto o una rapina, non ha importanza, così come non ne hanno l’identità e il modus operandi di colui che si incarica dell’indagine. Nel noir, invece, non c’è nessun ordine da ricomporre, non si torna mai al punto di partenza. Il romanzo poliziesco è un puzzle completo di tutte le proprie tessere: sarà sufficiente incastrarle le une nelle altre e il disegno apparirà in tutta la sua chiarezza. Nel noir il disegno è in continua evoluzione, ubbidisce a regole diverse, che possono cambiare da un momento all’altro. Per questo il noir non ammette lieto fine convenzionale. L’unico lieto fine possibile si ha quando la vittima, conscia della propria condizione, si ribella e, attraverso una serie di atti contro la legge, riesce a scamparla, a dettare le regole di un nuovo disegno, che avrà contorni, figure e colori del tutto differenti dalla situazione iniziale.

Nel romanzo poliziesco il male è un accidente, nel noir una costante; il primo ha una sostanziale attitudine rassicurante e consolatoria, il secondo è sempre eversivo.

Nella bella introduzione alla “Trilogia”, Luigi Bernardi ripercorre le tappe principali dell’irrequieta vita e della formazione culturale di Malet. Era nato a Montpellier il 7 marzo 1909 e subito il destino non si era dimostrato tenero con lui: a due anni aveva perso il padre e il fratellino, un anno dopo, la madre. Si prese cura di lui il nonno, un personaggio curioso, divoratore di libri. Quando aveva appena sedici anni, l’influenza degli articoli di André Colomer, anarchico, pacifista e disertore della grande guerra, lo spinse ad abbandonare la città natale per raggiungere Parigi, dove visse a lungo alla giornata. A Parigi, Colomer aveva subito introdotto il giovane Léo negli ambienti anarchici, regalandogli in qualche modo la famiglia che non aveva mai avuto. Nel 1931, la conoscenza di André Breton gli valse l’ingresso in un’ulteriore famiglia contigua alla precedente, quella dei surrealisti, oltre a un incitamento continuo alla scrittura. Conoscerà e frequenterà Argon, Prévert, Magritte e Boris Vian e, tramite loro, editori e redattori di case editrici. Malet aveva la scrittura nel sangue e ben presto pubblicò romanzi polizieschi con protagonisti e ambientazioni francesi. Nacque così Nestor Burma, un personaggio che oltralpe avrebbe saputo gareggiare in popolarità con il commissario Maigret di Simenon. Nonostante la notorietà acquisita, la scrittura di romanzi polizieschi non poteva appagare uno spirito inquieto come quello di Léo Malet; era venuta l’ora di scrivere il “suo” romanzo, il primo di quella che vent’anni dopo sarà conosciuta come “Trilogia nera”. Gli elementi che costruiscono le magistrali storie dei tre romanzi sono: amore fatale e impeto rivoluzionario, sogni che si vogliono trasformare in realtà e incubi che sono la realtà, destini inesorabilmente condannati alla fine peggiore. I loro protagonisti sono vittime di un inciampo nella vita, uno scherzo del destino dal quale è impossibile riprendersi. Per Malet non esiste nessuna possibilità di redenzione o di giustizia: solo un grido poetico capace di smuovere emozioni nette, da gettare in faccia al conformismo e alla quiete borghese.

“…ho cercato di emettere un violento e brutale lamento amoroso, perché questo libro, in fin dei conti, è un romanzo d’amore e di passione, una disperata ricerca dell’assoluto affettivo, in cui ogni pagina porta in filigrana l’immagine onnipotente della donna, imperiosamente campeggiante sopra i tacchi a forma di pugnale delle sue scarpe assassine, con nei capelli e negli occhi i riflessi mortali dell’oro…” Léo Malet

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