Stevenson, “L’isola delle voci – La spiaggia di Falesà”

ROBERT LOUIS STEVENSON – “L’isola delle voci – La spiaggia di Falesà” – Newton & Compton

Stevenson scrisse questi splendidi racconti a Upolu, la principale delle isole Samoa, dove trascorse gli ultimi cinque anni della sua vita straordinaria. Gli isolani lo chiamavano “Tusitala”, il narratore di storie e lo consideravano una specie di nume tutelare. Tra queste righe si nascondono i profumi e le luci di una terra da lui amatissima e le suggestioni, i misteri, le paure ataviche e le leggende tramandate dai suoi abitanti. Prima di morire aveva più volte detto di voler essere sepolto sulla cima del Monte Vaea, il più alto dell’isola, per poter dominare dall’alto il mare che tanto amava, così gli isolani di Samoa gli tributarono un funerale che sembra tratto da uno dei suoi racconti.

La cima del monte era ricoperta da una vegetazione fittissima e non esisteva una strada percorribile, soprattutto trasportando una bara, così tutti gli uomini delle isole, vestiti con il tradizionale abito da lutto aprirono un passaggio fino alla cima con picconi e machete, poi si distribuirono lungo il sentiero passandosi l’un l’altro la bara di Tusitala fino alla cima del monte. La tomba di Stevenson è ancora lì; l’epigrafe riporta tre versi tratti dalla sua poesia “Requiem”:

Here he lies where he longed to be:

Home is the sailor, home from the sea,

And the hunter home from the hill.

Ma un grande omaggio all’arte di Stevenson sono anche queste parole che Michele Mari gli dedica nel racconto “Otto scrittori”: “Raccontatore amato che come pioggia sottile illuminata dal sole velate il mondo di un malinconico incanto, voi che nella culla dovete essere stato accarezzato da un dio perché adoperate la penna come un flauto e riempite di struggimento i cuori degli uomini; voi che dell’avventura fate incubo e fiaba e che nella vostra delicatezza di pallido selenita nascondete la violenza dell’astro infuocato […]”.

Malinconia,incanto, struggimento, incubo e fiaba. Una volta tutto questo sapevano creare i narratori di storie.

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