Ourednik, “Europeana”

PATRIK OUREDNIK – “Europeana” – :duepunti edizioni

“Europeana”, sottotitolo: “Breve storia del XX secolo”, opera di Patrik Ourednik, lo scrittore praghese che è anche drammaturgo, linguista e redattore di enciclopedie, è un libro raffinatissimo, intelligente, arguto e divertente che, già tradotto in almeno venti lingue, merita un’ampia diffusione nel nostro paese, se non altro per il contributo che può dare alla consapevolezza con cui i contemporanei guardano al secolo da poco terminato. L’attenzione del lettore è subito catturata dalla forma ormai quasi anacronistica scelta dall’autore: le pagine del libro costituiscono “la voce” di un tradizionale dizionario enciclopedico, con tanto di titoletti ai margini del testo per evidenziare gli argomenti trattati nei vari paragrafi e tavole fotografiche finali dotate di didascalie numerate. Ovvio quindi attendersi la completezza, quella che ci si aspetta da un sapere enciclopedico e, pagina dopo pagina, risulta sempre più evidente che davvero Ourednik è riuscito a condensare in 150 pagine  di formato ridotto, in una narrazione che procede con un ritmo incalzante (geniale la scelta di non usare mai le virgole per costringere il lettore a procedere di slancio verso la fine di ogni periodo), la storia di un secolo così complesso. Quello che però conquista il lettore è ben altro.

Prima di tutto, gli eventi. L’autore non rinuncia certo allo scopo informativo in perfetta coerenza sia con il titolo dell’opera sia con la sua forma, ma sceglie le informazioni che possono servire a sgretolare gli stereotipi, se non addirittura, le falsità di cui la cultura tradizionale ha circondato i drammatici eventi del XX secolo. Una storia dissacrante quindi, dove la sola crudezza dei fatti ha il compito di svegliare il lettore, di metterlo di fronte al fatto che l’umanità, non solo sta già dimenticando, ma, semplicemente, non sa. Se ignorare è drammatico, specchiarsi nel ritratto che Ourednik, qui veramente ironico e dissacrante, fa della società che è andata formandosi nel secolo scorso e che in definitiva è la nostra, è comico e amaro nello stesso tempo. Quello che resta, alla fine della lettura, è la sensazione di essere stati guidati, cosa rara e unica, a cogliere la verità dell’epoca che, bene o male, ha determinato il mondo in cui ci è stato dato di vivere.

“Ciò che mi interessa nella scrittura – in quella degli altri come nella mia – è quello che di solito viene definito «la verità di un’epoca». Il termine è senz’altro estremamente vago perché in ogni epoca esistono e coesistono verità diverse, verità molteplici. Il gioco consiste allora nel tentativo di raccogliere, di abbracciare questa moltitudine, questa pluralità di cose. Un autore dispone di diversi mezzi, il più consueto dei quali è il confronto dei destini, delle vite umane nell’ottica della microstoria.
Per quanto mi riguarda, tento, almeno in alcuni dei miei libri, di applicare un principio un po’ diverso, a partire dalla premessa che è possibile prendere come sinonimo della «verità di un’epoca» la lingua di quell’epoca, il che significa appropriarsi di un certo numero di tic di linguaggio, di stereotipi e di luoghi comuni per fare in modo che agiscano e che si confrontino alla stessa stregua dei personaggi di un racconto tradizionale”. (P. Ourednik)

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