Celan – Bachmann, “Troviamo le parole”

PAUL CELAN, INGEBORG BACHMANN – “Troviamo le parole” – Edizioni Nottetempo

“Ci sono giorni in cui vorrei soltanto andare via e venire a Parigi, sentire come tu afferri le mie mani e mi tocchi con i fiori e di nuovo non sapere da dove vieni e dove vai. Per me tu vieni dall’India o da un paese ancora più remoto, scuro, bruno, per me tu sei il deserto e il mare e tutto quanto è mistero. Ancora non so nulla di te e per questo ho paura per te, non riesco a immaginare che tu debba fare le stesse cose che facciamo qui noi altri, dovrei avere un castello per noi e portarti da me, perchè lì dentro tu possa essere il mio incantato Signore, tappeti molti avremo e musica e inventeremo l’amore”.

(Ingeborg Bachmann a Paul Celan, Vienna, 24.6.1949)

Leggendo queste lettere, come si può superare il disagio che si prova entrando nell’intimità di un rapporto  esclusivo, nel lento formarsi e trasformarsi di sentimenti profondi e privati? Per quanto mi riguarda, in due modi: il primo nasce dalla consapevolezza che non si tratta di due voci sconosciute, ma, al contrario, di due voci che, in altri contesti, in tempi diversi, hanno accompagnato la mia formazione di lettrice di poesia; seguirle nel loro lungo incontro, nel luogo in cui il loro intrecciarsi è stato di stimolo e di sostegno reciproco è privilegio e omaggio nello stesso tempo. Il secondo ha a che fare con la natura di queste lettere, che non sono principalmente lettere d’amore (nel senso tradizionale del termine), ma sono essenzialmente lettere scritte da due poeti che per un lungo tratto della loro vita hanno condiviso, prima di qualsiasi altra cosa, la loro necessità di “trovare le parole”, la loro ansia di verità e di bellezza, il tormento di una vita “condannata” all’intransigenza della parola poetica. Certo in queste pagine c’è anche l’amore dichiarato, c’è la passione, il bisogno fisico dell’altro (nemmeno l’amore tra due grandissimi poeti può prescindere da tutto ciò – non a caso il grande Pessoa scriveva “tutte le lettere d’amore sono ridicole, ma ridicolo è chi non ha mai scritto lettere d’amore”), ma non c’è intimità maggiore delle pagine in cui dedicano l’uno all’altro, reciprocamente, le proprie poesie.

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