Vojnovic, “Propaganda monumentale”

VLADIMIR VOJNOVIC – “Propaganda monumentale” – Garzanti

Considero da sempre i russi inarrivabili narratori, narratori di razza, ma l’intento di Vojnovic di ripercorrere in un romanzo gli ultimi cinquanta anni della storia del suo paese con tutto quello che ciò implica, in termini di avvenimenti, ideologie, mutamenti economici e sociali, trasformazioni culturali mi faceva temere fortemente nella sua riuscita. Invece “Propaganda monumentale” è un bellissimo romanzo e, per me, una sorpresa confortante e la conferma che ancora è viva l’anima dei grandi romanzieri russi. Certo si potrebbe semplicemente attribuire la riuscita del romanzo al fatto che l’autore abbia opportunamente legato e reso unitaria una materia così vasta mediante la figura centrale di Aglaja con la sua incrollabile fede, ma anche vera e propria passione viscerale,  per Stalin, poi per la sua memoria tenuta in vita dalla statua che assume un ruolo determinante in tutta la vicenda; oppure mediante la scelta di mantenere come luogo centrale dell’azione, attraverso il lento scorrere del tempo, la deliziosa e immaginaria cittadina di Dolgov, che i lettori vedono lentamente trasformarsi, senza però perdere le sue caratteristiche più peculiari e amabili. Questo fa parte del mestiere, o meglio, dell’arte del narrare.

Ciò che mi ha realmente fatto apprezzare l’opera di Vojnvic è, credo, aver ritrovato nelle sue pagine un’impronta, un atteggiamento, uno spirito, uno sguardo sulla realtà che è, per la mia esperienza di lettrice, esclusivo appannaggio dei grandi narratori russi: l’affettuosa indulgenza nei confronti della più varia umanità, anche quando le vicende e i casi della vita la condannano senza mezzi termini, la centralità delle idee, anche delle ideologie, ed il candido riconoscimento della loro fondamentale importanza nell’esperienza umana, la predisposizione alla comicità, a tutte le varianti della comicità, e quindi l’irresistibile tentazione di cogliere gli aspetti grotteschi dell’esistenza; la capacità di variare i registri narrativi per aprire improvvise pagine di grande lirismo senza mai scadere nel facile sentimentalismo. A tutto questo si aggiunge ovviamente una grande capacità di scrittura, uno stile vivace e arguto. Solo un esempio, un cameo, il ritratto del killer romantico:

“Più si va avanti e più proliferano i sadici, i vampiri, quelli che fanno le conserve con la carne umana. E quanto ai professionisti dell’omicidio, questo loro lavoro infiamma l’immaginazione dei ragazzi fin dai banchi di scuola e più di un focoso giovanotto sogna con sguardo ardente non di fare il poeta, non l’esploratore o il cosmonauta, ma il killer. Volete mettere il fascino romantico di adocchiare la propria vittima, seguirla, attenderla sotto le scale in un androne buio, spararle a bruciapelo, scavalcarne il cadavere, per poi allontanarsi senza fretta dopo un ulteriore colpo in testa per sicurezza?”

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