Von Rezzori, “Edipo a Stalingrado”

GREGOR VON REZZORI – “Edipo a Stalingrado” – Guanda

“Pensare è un atto di disperazione”

Questo è un libro che non finisce, non si conclude, non si consuma, è un libro per lettori disincantati alla perenne ricerca dell’incanto, ogni sua pagina racchiude angoli di bellezza dolorosa e di acutissima intelligenza. Leggendolo avviene il miracolo del riconoscimento. Uno scrittore satirico, che sa anche cantare, cioè scrivere poeticamente, come dice George Grosz nello scritto che accompagna il libro.

Dedico questa citazione a chi ama le parole da appassionato lettore e a chi le ama perchè non può fare a meno di creare con le parole:

“Il linguaggio… è davvero un lavoro da Sisifo! Ci provi lei, mi faccia un po’ vedere: raduni lo sciame delle parole come un cane pastore il gregge, accerchiando con giri sempre più stretti quelle che continuano a sparpagliarsi: eccone lì una che l’attrae, che lei suppone sia quella giusta: la tenga stretta, in mezzo al brulichio! Stacchi, raschi via come bucce quelle che l’avviluppano, una intorno all’altra! Afferri la parola in tutti i suoi significati, valori, sfumature e gradazioni! Ah, il suo gregge è formato da figure da sillabario, pregiato amico: Tutti insieme sul mio piattino, lupo e leone, orso e agnellino: io invece parlo delle parole. I poeti! I poeti e le loro perifrasi estasiate, quelle scodelle da mendicanti in cui può riversarsi il sentimento di chiunque, perchè egli stesso se lo mandi di nuovo giù, riscaldato e stantio! Siamo dei sordomuti, le dico, degli uomini di Neanderthal del linguaggio, nel caso migliore. Il nostro vocabolario è un guazzabuglio di clave, pietre focaie e selci, che volano in pezzi a ogni urto. Parli: ma dietro il velo delle parole si svolge sempre un discorso vero e inesprimibile. E lì, dietro il linguaggio, per così dire, le cose sono tanto, oh, indicibilmente tanto più meravigliose, colorite e fantastiche! E non solo: sono anche più esatte. Nel dialogo dei sensori non esistono bugie. Vi dominano le categorie incontaminate della progenie divina, e le cose danno risposte pure. Ma davanti ci sono dei veli fitti, che confondono, annebbiano, cancellano, come se lei si trovasse dietro una cascata. E solo attraverso di esa, per essa e con essa, può venire espresso ciò che lei vorrebbe dire, ciò che lei è in quel momento! Bisogna percorrere un cammino tortuoso e intricato come le mosse del cavallo sulla scacchiera, ostruito da tutte le barricate delle convenzioni, complicato dalle cosiddette esperienze, bloccato dalle idee fisse numerose e insistenti, labile nell’attimo fuggente: quello che lei riesce a portare in salvo viene coniato nelle matrici sconnesse delle parole e finalmente una cateratta di suoni rozzi porta alla luce i relitti del sublime”.

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