Sabbatini, “Gli occhi magri”

WALTER SABBATINI – “Gli occhi magri” – CasadeiLibri Editore

L’incontro con un nuovo autore è, come tutti gli incontri, innanzitutto uno sguardo rivolto ad un viso, per prendere contatto con i suoi lineamenti, per impadronirsene in un primo colpo d’occhio, per intuire da questo primo sguardo future possibilità di comprensione. Ecco, questi lineamenti sono, nell’incontro in questione, la scrittura, la forma della scrittura, il ritmo, l’andamento dei periodi, la musicalità, la sua capacità evocativa, le soste e le accumulazioni, la protervia o la timidezza. Ci sono infinite possibilità di lineamenti e di caratteri in una scrittura.

Pensandoci bene, io lettrice sono una curiosa di scritture, prima di tutto sono questo. Ciò mi rende spesso prevenuta quando leggo il primo libro di un autore a me sconosciuto, ancora di più se è italiano e contemporaneo. Ho il terribile timore della globalizzazione della scrittura, ho paura di avvertire da subito l’inconfondibile aroma, sì può anche essere un profumo, che emana dai compitini fuoriusciti da una scuola di scrittura. Ho timore della perfezione stilistica, delle strutture perfette, delle macchine funzionanti, timore perchè mi conosco e so che nella lettura ho bisogno di un autore complice, che mi dia spazio e tempo. Sono ovviamente solo mie esigenze personali, del tutto criticabili o non condivisibili. I lineamenti di questo scrittore sono ariosi e fluidi, ricchissimi, addirittura prodighi. Ecco, molto altro si può dire su questo romanzo, ma ritengo doveroso iniziare da qui.

Qualche altra considerazione, alla fine della lettura. Io non so come Walter Sabbatini lavori, come sia nata l’idea di questo libro: mi sembra però di poter affermare che non si tratta di un romanzo a tema, che non intende scoprire verità o rappresentare possibili ritratti di varia umanità. Non è letteratura di intrattenimento, non offre rassicurazioni e, di certo, non intende toccare corde sensibili per suscitare facile consenso. Alla fine della lettura si scopre di essere stati condotti per mano attraverso gli accadimenti e i pensieri di personaggi che non hanno avuto fretta di rivelarsi, nè di definirsi, ma che si sono concessi al nostro sguardo, che hanno combattuto davanti a noi una lotta persa in partenza, ma ricca di luci, di ombre, di nulla. Si legge e per un tratto di strada si cammina con ognuno di loro, fin quasi a convincersi che in realtà non ne esiste che uno solo, il manichino senza pretese.

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