Schmidt, “Specchi neri”

ARNO SCHMIDT – “Specchi neri” – Lavieri

Alla fine della lettura della trilogia, mi sento in dovere di ringraziare la Casa Editrice Lavieri che, nello sconfortante panorama della editoria italiana, riesce a pubblicare questi capolavori e a renderli disponibili per i lettori. Segnalo inoltre l’eccezionale lavoro di traduzione e di cura di Domenico Pinto. Nella Postfazione “Per speculum”, ho ritrovato le ragioni della fascinazione che la prosa di Schmidt esercita sul lettore: “La scrittura di Arno Schmidt, nonostante certa sua oscurità, anzi in forza di essa, sollecita lettori congetturali, implicandoli senza tregua nella costruzione del testo”. Si ha così l’impressione di partecipare ad un processo creativo, a penetrare in un’opera d’arte che lentamente si rivela. Pinto non abbandona però il lettore senza regalargli nuove tracce da seguire.

Chi si riconosce nella sua definizione di lettore congetturale, di autore-ombra, può trovare in uno scrittore italiano, Antonio Pizzuto, altre occasioni di compartecipazione attiva al processo della scrittura, di “cointuizione”. Io, che di Pizzuto non conoscevo neppure l’esistenza, non posso che restare sorpresa dagli infiniti echi di questa citazione da uno dei suoi romanzi, che portano direttamente nelle ragioni segrete del suo bisogno di scrivere: “Scrivo per un impulso così complicato che rinuncio ad esaminarlo. Scrivo infine proponendomi che altri non legga. Ma l’avvenire si potrebbe chiamare l’imprevedibile. Pel caso che queste pagine dovessero cadere un giorno sotto sguardi estranei farò il seguente avvertimento. Non badate troppo ai fatti in ciò che espongo, mai vi fu sì poca voglia di raccontare! Tuttavia, inatteso lettore per cui non scrivo, tu non mi scorderai facilmente”. (A. Pizzuto, “Sul ponte di Avignone”)

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