Krleza, “Il ritorno di Filip Latinovicz”

MIROSLAV KRLEZA – “Il ritorno di Filip Latinovicz” – Zandonai

“Dorme la Pannonia, fra il latrato dei cani, lo stormire delle foglie e l’odore del concime che corrode le narici…”

A pag.3 ho incontrato Michele Mari:

“Tutto il lato nord della casa a un piano era scolorito dal vento e a Filip parve strano aver trascorso (una volta, tanto tempo fa) la sua personale e sanguinosa infanzia, così indicibilmente intensa, sotto il tetto di questa casa grigioverde.”

A pag.17 ho incontrato Bruno Schulz:

“Quei lontani odori, gli stessi immutabili! La piccola stanza al pianterreno è immersa in una sottile striscia orizzontale di fumo che si avvolge sinuosa, come un velo, attorno all’armadio e ai cestini con i panini: da ogni cosa emana un acre odore di tabacco, che sa di umidità, e l’aria è pregna dei suoi effluvi. L’odore dei sigari, l’odore dei panini vecchi, l’odore del pane nero inacidito, l’odore della slivovitz, delle lampade a petrolio e del tabacco da masticare di bassa qualità nei pacchetti rosa sull’ultima scansia! Anche la salsiccia pende sempre dal chiodo della mensola esterna dell’armadio a vetri, insieme ai lacci da scarpe e alle candele.”

Nel mio personale atlante di lettrice c’è ora una strada che unisce Milano a due paesini persi nelle lontane province dell’Impero alla vigilia della sua dissoluzione, una strada che da Milano mi porta in Galizia e in Pannonia. Non so perchè mi dirigo sempre ad Oriente, ma so che è un gran bel viaggio.

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