Kosinski, “Presenze”

JERZY N. KOSINSKI – “Presenze” – Mondadori

“Being There”, ovvero “Presenze”, ovvero “Oltre il giardino”. Apprendo dalla Postfazione di Beniamino Placido che l’autore lo considerava il più diabolico dei suoi libri, come riteneva Chance, il giardiniere, il più crudele dei suoi personaggi, proprio perchè trattato così crudelmente dal destino, cioè dal caso. “Debole, ingenuo, asociale, afasico, asessuato è al di là di ogni possibilità di riscatto, di redenzione. E’ già morto, è già condannato.” Eppure sopravvive, e vince, e questo è ciò che fa di questo romanzo, in apparenza idilliaco e lieve, un pugnale che scava nelle contraddizioni del mondo contemporaneo che non è certo il migliore dei mondi possibili.

Del resto la parola sopravvivenza ben si addice alla straordinaria biografia di Kosinski. Come ben si addicono allo spessore di questo romanzo i suoi due punti di riferimento letterari: il “Riccardo III” di Shakespeare e il “Candide” di Voltaire.

 “Credete voi” disse Candide “che gli uomini si siano sempre massacrati l’un l’altro come fanno oggigiorno? Che siano sempre stati mentitori, furbi, perfidi, ingrati, briganti, deboli, volubili, vili, invidiosi, ghiottoni, ubriaconi, avari, ambiziosi, sanguinari, calunniatori, debosciati, fanatici, ipocriti e stupidi?” (Voltaire)

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