Kundera, “Il sipario”

MILAN KUNDERA – “Il sipario” – Adelphi

“Il balbettio dell’arte è eterno”

La riflessione sul romanzo condotta da un grande romanziere. E’ una preziosa opportunità, perchè Kundera sa bene di che cosa parla: sono gli strumenti del suo mestiere. Uno scrittore che parla degli autori e dei libri che ritiene fondamentali nella storia dell’arte del romanzo, di quelli che ha incontrato e amato come lettore, e lo fa con la passione che i malati di letteratura conoscono bene. Kundera è boemo e la sua riflessione letteraria parte da quella terra di mezzo che è l’Europa centrale, “l’insieme delle piccole nazioni situate tra due potenze, la Russia e la Germania”, la terra d’origine di alcuni geni originali nell’arte del romanzo (che è per Kundera “la sfera privilegiata dell’analisi, della lucidità, dell’ironia”).

Quando Kundera presenta la sua pleiade, la sua “grande pleiade”, Musil, Kafka, Broch, Gombrowicz, sembra farlo a mio uso e consumo. Nelle sue parole trovo le ragioni delle mie preferenze letterarie (questo in fondo vado cercando nei saggi): “Kafka, Musil, Broch, Gombrowicz… Essi formavano forse un gruppo, una scuola, un movimento? No; erano dei solitari. Più volte li ho chiamati “la pleiade dei grandi romanzieri dell’Europa centrale” e, in effetti, proprio come gli astri di una pleiade, ciascuno di loro era circondato dal vuoto, distante dagli altri. E mi pare tanto più significativo il fatto che la loro opera esprima un orientamento estetico comune: tutti sono stati poeti del romanzo, cioè: interessati alla forma e alla sua novità; preoccupati dell’intensità di ogni frase e di ogni parola; sedotti dall’immaginazione che cerca di varcare le frontiere del realismo; ma al tempo stesso refrattari a ogni seduzione lirica; ostili alla trasformazione del romanzo in confessione intima; allergici a ogni ornamentalizzazione della prosa; interamente concentrati sul mondo reale. Tutti hanno concepito il romanzo come una grande poesia antilirica.”.

C’è molto altro in questo ricchissimo libro e vale la pena di scoprirlo, c’è una splendida terza parte dedicata al romanzo moderno, il romanzo gnoseologico, che può essere considerata una guida alla lettura dei romanzi di Kafka, a “I sonnambuli” di Broch, al “Buon soldato Svejk” di Hasek, all'”Uomo senza qualità” di Musil, i cosiddetti “romanzi che pensano”. C’è una parte dedicata al rapporto tra estetica ed esistenza che possiede il raro pregio della semplicità e della concretezza e infine una parte dedicata al romanzo, la memoria e l’oblio, che solo un romanziere può aver scritto, solo chi combatte una lotta persa in partenza contro il mondo reale che è per sua natura fugace, e che se ne infischia dell’oblio devastatore e “costruisce il suo romanzo come un indistruttibile castello dell’indimenticabile, pur sapendo che il lettore lo visiterà distrattamente, frettolosamente, in preda all’oblio, senza mai abitarvi”.

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