Konwicki, “Piccola apocalisse”

TADEUSZ KONWICKI – “Piccola apocalisse” – Feltrinelli

“Sono affamato di uomini. Di veri uomini dotati di senso dell’onore, di dignità. Riservati, virili, ascetici, cavallereschi. Ed eccoci intorno dappertutto piccole donnette in calzoni. Donnette maschio coi capelli lunghi, gorgerine e scollaturine. Befane avide, ingorde, svergognate , coi pene nascosti nelle mutande di trina. Sono rimasto solo con fraschette, donnicciole, puttanelle e perisco perchè tutto mi è contro. Tutto mi schiaffeggia, mi offende, mi sbatte fuori a calci dalla vita.”

I grandi scrittori come Konwicki svolgono un’opera meritevole e silenziosa. Salvano dall’oblio i tempi in cui esistevano ideali e fedi e i tempi in cui valeva la pena di vivere nella lotta. Salvano dall’oblio il tempo del tramonto, della fine, della misera fine, della piccola apocalisse di ideali e fedi. I grandi scrittori sanno portarci in giro per le strade della loro città parate a festa in mezzo agli emblemi ipocriti di un mondo falso, ci trascinano nelle loro giornate indifferenti e ci fanno giocare con il loro dolore profondo e ben nascosto. Gli scrittori veri sanno essere lirici, grotteschi e feroci. Ed alla fine sanno bene come non farsi dimenticare. Credo che a noi lettori spetti il dovere morale di salvare dall’oblio capolavori come questo libro.

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