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Franco Stelzer, “Matematici nel sole”

FRANCO STELZER – Matematici nel sole – Il Maestrale

matematici nel sole“Tutto sommato – pensa – alla fine noi non siamo che questo. Esseri che fanno di conto, avvolti nel chiarore. Piccoli eroi storditi e luminosi. Matematici nel sole”.

Mi piace Franco Stelzer, tra le altre cose, perché è uno scrittore coraggioso. Bisogna esserlo per scrivere, oggi, di amore e di morte, affondando le mani nella materia oscura che li accomuna. Se riesce a farlo, immagino, è perché possiede una certa dimestichezza con le materie oscure. Mi piace, pur riconoscendone quelle che mi appaiono come imperfezioni o, meglio, riconoscendo nella sua scrittura quei cali di tensione narrativa, quelle soste volute e cercate in territori inoffensivi in cui a volte indulge; ma il mio parere deriva da un gusto letterario maggiormente portato ad una narrazione che nasconda i suoi snodi, che rifugga dalle storie, che prenda spesso le distanze da ciò che può essere esplicito, che richieda insomma una sorta di esercizio di decifrazione da parte del lettore, lo stimoli e lo metta alla prova. Invece Stelzer è un potente accompagnatore, una guida nei boschi narrativi, una guida affascinante che non si può evitare di seguire. Perché questo è un libro che richiede l’abbandono del lettore e anche la sua fiducia, data la materia di cui è costituito che è, sotto i veli, gli infiniti veli che le parole le vanno tessendo intorno, dolorosa e definitiva. La materia di cui è fatto “Matematici nel sole” è la fine, con maggiore precisione, l’approssimarsi della fine della vita, vista nell’ottica della piena consapevolezza.

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Franco Stelzer, “Ano di volpi argentate”

FRANCO STELZER – Ano di volpi argentate – Einaudi

ano di volpi argentate“Voglio dire questo, che quando ti penso, vedo una distesa di boschi. Voglio dire che, in un punto oscuro di quei boschi, esiste veramente lo sfintere di una volpe. Certo, quel muscolo ha qualcosa di tremante. Esso è una stretta rapida. E’ un pensiero oscuro. Esso si stringe o si allenta, a seconda del caso. Quando la volpe muore, per esempio, lo sfintere si allenta. Ora, quando guardo una distesa di boschi, e quando penso allo sfintere delle volpi, mi vieni in mente tu. Voi due siete un pensiero oscuro. Una rapida stretta. Siete qualcosa di tremante che, dal buio, invia segnali verso l’alto”.

Questa scrittura, il rumore di questa scrittura, l’ansito di questa scrittura, è una stretta rapida e un pensiero oscuro. Questa pagina che l’autore sceglie come introduzione ai suoi scritti e, presumo, come presentazione di sé in quanto scrittore, ha il potere di lavorare nel tempo, senza fretta, perché stupisce e attrae chi conosce l’oscurità e il tremore, il lettore che ad ogni nuova stretta si predispone a quel piacere sottile che è aspettativa ma anche glorioso superamento di ogni aspettativa. La scrittura di Stelzer, si potrebbe definire una prosa poetica, una narrativa contaminata, dall’andamento sinuoso e destrutturato, accenni di trama condotti sul filo dell’intuizione, che chiedono, chiamano la partecipazione del lettore, anzi, in un certo senso, la esigono.

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