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Heimito von Doderer, “Le finestre illuminate”

HEIMITO VON DODERER – Le finestre illuminate – Einaudi

“Il firmamento terreno di ciascuno è pieno di stelle inferme, che ammiccano e palpitano come quelle celesti; diverse, da migliaia di finestre, per migliaia di occhi solitari e certo perfettamente adatte ad ognuno. Chi va alla finestra, come qui il nostro consigliere, va sotto la propria costellazione; e certo bisognerebbe interpretare questo lontano e fervido appello della tenebra, se ne fossimo capaci.”

Indispensabile il sottotitolo, “Come il consigliere Julius Zihal divenne uomo”, che von Doderer lascia cadere sotto le sue finestre illuminate con tutta la grazia un po’ aristocratica, la sorridente ironia, la benevola arguzia dello scrittore di razza che tiene saldamente il controllo della sua materia narrativa, che la guida, la sprona o la contiene nel difficile compito di rendere conto al lettore di quel delicato e sempre un po’ misterioso avvenimento che è una metamorfosi. Perché di questo tratta il romanzo, del processo mediante il quale il consigliere Julius Zihal, da perfetto e irreprensibile burocrate si trasforma in un uomo, e cioè, contrariamente a ciò che avviene in natura, dove la metamorfosi si compie come progressivo perfezionamento, si degrada e cade dall’empireo astratto della sicurezza, della completezza e della perfezione per ritrovarsi parte di quel caos in cui si dibatte, per fortuna a volte felicemente, l’imperfetta umanità.

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