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Valerio Aiolli, “Il carteggio Bellosguardo. Henry James e Constance F. Woolson: frammenti di una storia”

VALERIO AIOLLI – Il carteggio Bellosguardo. Henry James e Constance F. Woolson: frammenti di una storia – Italo Svevo – Piccola Biblioteca di Letteratura Inutile

Camminare

“Nell’aprile 1880 Constance prese alloggio a Firenze, in qualcosa di molto simile a una camera con vista. Venne a sapere che anche Henry era in città. Lei lo considerava il più grande scrittore del suo tempo. Lo ammirava senza riserve. Desiderava ardentemente conoscerlo, e gli aveva già inviato diverse lettere in cui gli chiedeva un incontro. Lui non aveva mai detto di no. Gliene inviò un’altra”.

Ho scelto di leggere questo piccolo libro per devozione nei confronti di Henry James e per il titolo accattivante della collana di cui fa parte. In un mondo editoriale di annunci roboanti e di quarte di copertina che apparentano nuovi sconosciuti autori a giganti indiscussi della letteratura, ponendo salde basi per smentite e delusioni, l’inutilità, affermata con un pizzico di ironia, è senza dubbio una virtù. Come lo sono l’onestà intellettuale e la misura, quando si tratta di rendere conto, se non di una fascinazione, senza dubbio di un acceso interesse –  e di lasciarlo decantare ridando voce ad avvenimenti, occasioni e atmosfere –  senza snaturare il suo oggetto ai propri fini. Ho trovato un piccolo libro delicato e in qualche modo gentile, raffinato nella grafica e nella impaginazione; piccolo, denso ed equilibrato.

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Henry James, “Il carteggio Aspern e altri racconti italiani”

HENRY JAMES – Il carteggio Aspern e altri racconti italiani – Garzanti

Il carteggio Aspern“Guarda come la città si ammanta di luci coll’avanzare dell’estate; come il cielo e il mare e l’aria rosata e il marmo dei palazzi mandano bagliori fondendosi insieme”.

Quanto si addice il genius loci veneziano alla scrittura di James che in questo racconto perfetto si dipana tra gli spettri luminosi del passato e la loro eco tenace sopravvissuta al tempo presente, ma celata a difesa del suo geloso disfacimento. Venezia che accarezza, attutisce, rallenta e dilaziona, splendida e misteriosa, teatro perfetto di una vicenda intessuta sul ricordo, sul sogno, forse sull’illusione, sicuramente sulla passione, sui suoi vari accenti e riverberi, perché essa stessa è un teatro, l’immensa quinta di un teatro sul quale i vivi e le ombre di chi un tempo è stato vivo condividono la stessa affascinante bellezza. E’ il genius loci veneziano che accoglie una vicenda curiosa, strana, vagamente puriginosa, la accosta alle infinite storie che hanno animato le stanze nascoste dietro le preziose facciate dei palazzi, nobilitati dai merletti di pietra e involgariti dalla muffa che ne mina le fondamenta, e a loro la accomuna, ammantandola di mistero. E il mistero impreziosisce il destino degli uomini, lo salva dalla banalità e dall’inconsistenza, lo rende unico e inimitabile; il mistero rende vivo in eterno persino ciò che per sua natura è transitorio e fortuito e forse perciò tanto ambito: la bellezza e l’amore.

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Henry James, “Racconti di fantasmi”

HENRY JAMES – Racconti di fantasmi – Einaudi

henry-james-fantasmiI lettori di Henry James sanno bene che tutto ciò che egli scrive ha in fondo a che fare con i fantasmi, perché la sua tecnica letteraria evita accuratamente di fornire spiegazioni razionali e avviluppa lentamente in luci ed atmosfere colme di tutto ciò che si può tentare di percepire, tutto tranne la rassicurante chiarezza della logica. I suoi racconti sono prodigi dell’immaginazione che prendono forma grazie all’arte del narratore; i suoi racconti sono prodighi di trame che prendono forma e vita, ma una forma rarefatta e indistinta, riservata a chi, per un momento, è in grado di coglierla: un’apparizione insomma. Se questo è vero, allora i fantasmi che compaiono nei racconti compresi nella presente raccolta sono fantasmi al quadrato, le creature più appariscenti di James.

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Henry James, “La panchina della desolazione e altri racconti”

HENRY JAMES – La panchina della desolazione e altri racconti – Bompiani

“E’ veramente gloria essere stati messi alla prova, aver avuto la propria piccola forza, aver gustato il proprio piccolo incanto. Quello che conta è aver fatto vibrare qualcuno”.

Un estratto rivelatore della grande stoffa di un narratore che suggella i suoi scritti, siano essi romanzi o racconti, con le proprie impronte digitali, dando loro un aspetto particolarissimo e inconfondibile. I lettori di James conoscono bene la vibrazione di cui parla, cedono ogni volta alla tentazione di penetrare nei suoi meccanismi, di smontarli per individuarne l’origine; sciolgono uno alla volta i nodi intrecciati dei suoi racconti costruiti sulla speculazione, finendo ogni volta con la convinzione di avere alla fine risolto l’arcano, di aver riconosciuto metodi e procedimenti, o meglio, di essersi per un attimo riconosciuti nelle progressive trasfigurazioni interiori dei suoi personaggi, di aver assorbito un po’ della sua intelligente lucidità, per ritrovarsi però, molto presto, una volta chiuso il libro, come succede nei subitanei risvegli che pongono fine ai sogni, con la sensazione di non avere più saldo tra le mani il filo conduttore di un testo che potrebbe quindi essere riletto senza perdere nulla della sua bellezza e della sua originalità.

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