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Mamleev, “Il killer metafisico”

JURIJ MAMLEEV – “Il killer metafisico” – Voland

“Ecco cosa significa l’esoterismo russo innaffiato di vodka!”

Pur possedendone sotto molti aspetti le caratteristiche, “Il killer metafisico” non è un romanzo splatter scritto nella Russia sovietica degli anni ’60. I personaggi di Mamleev sono mostri ripugnanti con il gusto dell’orrido che si abbandonano a nefandezze difficilmente immaginabili, permeando di sé tutto ciò che li circonda e che vivono in un universo aberrante che possiede una sua logica intrinseca e che sembra accogliere e considerare le loro perversioni semplicemente come tratti distintivi di personalità individuali. Un universo pieno di orrore ma stranamente privo di odio, dove l’orrore non suscita reazioni o giudizi morali. Eppure, già dalle prime pagine, appare evidente che nulla in questo romanzo è gratuito e immotivato, che l’intento dell’autore non è quello di spaventare il lettore, né tantomeno quello di angosciarlo o di disgustarlo, ma quello di creare “un enorme impianto metaforico che vuole rappresentare una ricerca […] un affannoso e disperato scavo nelle profondità dell’umano che, così sembrerebbe, altro non è che il corporeo. E da qui l’impressione che questa ricerca sia solo uno sconcio e compiaciuto grufolare attraverso i meandri di menti pervertite e intimi recessi.” (dalla Postfazione di Ugo Persi)

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