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Adriaens-Pannier, “Léon Spilliaert”

ANNE ADRIAENS-PANNIER – “Léon Spilliaert” – Somogy Editions D’Art

“Ma Spilliaert si collega anche a un altro autore, del tutto diverso: Thomas Bernhard. Quando venne il momento di pubblicare il primo dei cinque volumi dell’autobiografia di Bernhard, ricordo che non sapevo bene dove rivolgermi. Perché Bernhard appartiene, in grado eminente, a quegli autori per i quali è molto difficile trovare un’immagine da mettere in copertina (e di fatto, presso Suhrkamp, i suoi romanzi hanno avuto sempre copertine tipografiche). È come se la sua altissima idiosincraticità si estendesse al regno delle figure, respingendole. Finalmente la scelta cadde su uno Spilliaert: un lungo, basso muro dietro il quale si espande un cielo giallo-rossastro e, di lato, si profila un albero dai fitti rami secchi. Non avrei saputo dire perché quell’immagine mi sembrasse adatta per L’origine, libro centrato su Salisburgo, città barocca infettata da nazismo e bigotteria. Ma non ne ero scontento. Due anni dopo toccò al secondo volume dell’autobiografia, La cantina. E anche questa volta mi fissai su uno Spilliaert: vari tronchi, nudi, su un terreno spoglio. Poi venne il momento del terzo volume, Il respiro – e fu un altro Spilliaert: un grande albero che svettava, con molti rami secchi. A questo punto si era creata una complicità e un’alleanza segreta fra l’autobiografia di Bernhard e gli alberi di Spilliaert. Per il quarto volume, Il freddo, in copertina si vede ancora uno Spilliaert: un viale d’inverno, bordato da alberi con i rami secchi. Giunto all’ultimo volume, Il bambino, tornai a sentirmi quanto mai incerto.

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