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Arno Schmidt, “Leviatano o il migliore dei mondi”

ARNO SCHMIDT – Leviatano o il migliore dei mondi – Mimesis

“Saluterei con gioia la fine dell’umanità; ho fondata speranza che entro – beh – fra i 500 e gli 800 anni si saranno annientati del tutto; e sarà cosa buona”

Accolgo ogni uscita in traduzione italiana di un libro di Arno Schmidt con enorme gratitudine per chi abbia deciso di intraprendere l’ardua fatica di una trasposizione linguistica al limite dell’impossibile. Tanto più se, come nel caso presente, questa è accompagnata da un commentario che è molto più di un apparato di note, configurandosi come una vera e propria chiave interpretativa, indispensabile per penetrare in un testo potentemente allusivo, costruito su una messe infinita di citazioni e riferimenti, che sembra procedere tra equilibrismi e affondi in una cultura vastissima, percorsa da Schmidt con la naturalezza e la sicurezza del padrone di casa, che si permette ogni sorta di appropriazione e di trasposizione, giocando tra i veli delle metamorfosi linguistiche e conducendo il lettore in labirinti che rendono necessaria una guida sicura. La gratitudine del lettore italiano va quindi a Dario Borso, traduttore e curatore della presente edizione, il quale fornisce nella Premessa le informazioni necessarie per inquadrare il testo all’interno della produzione e della vita dell’autore. Il “Leviatano” è costituito da una quarantina di pagine, fitte, dense, concentrate, tese e meravigliose che possono conquistare qualsiasi lettore, ma tanto più coloro che già hanno avuto l’opportunità di farsi coinvolgere dalla prosa personalissima di un autore che di sé diceva: “Non sono un poeta. Mi manca la facilità. Il vero poeta compone come respira”.

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