Un lieve sconcerto iniziale, la percezione (assurda) di una sfida. Esiste l’apprendistato per il lettore? Ma questo solo per le prime pagine. Poi la prepotente richiesta di una collaborazione attiva: una porta socchiusa, al lettore spetta il compito della sua progressiva apertura o, come nel mio caso, la decisione di spalancarla. Spalancare queste pagine vuol dire arrendersi ed aderire a una scelta formale ardita, ma anche accettare di avvicinare agli occhi la lente d’ingrandimento con cui Schmidt osserva il mondo. Ci vuole tempo, scrupolo e attenzione, ma si viene ripagati.
Frammenti che parlano. Che si rivolgono certo anche al cuore, ma ci arrivano seguendo una strada che parte dall’ironia, da lampi di fredda razionalità, di logica serrata. E allora, quando si scopre, con meraviglia e gratitudine, che questa è poesia, ci si rende conto che il fauno ci assomiglia, che la vita del fauno è la nostra.
(Una strana forma di rispetto mi impedisce di citare le sue frasi. Ci sono in questo libro infiniti luoghi che potrebbero attrarre i lettori, infiniti luoghi meravigliosi, ma ognuno di loro deve essere collocato e contestualizzato, esattamente come ha voluto il suo autore.)



