Branquinho da Fonseca, “Il barone”

ANTONIO JOSE’ BRANQUINHO DA FONSECA – “Il Barone” – Sellerio

“Come un miraggio di conforto, di intimità, di benessere”

Una notte portoghese, il ritmo dolente e appassionato di un fado, la misura, perfetta nella gestione dei tempi del racconto che, però, non inquadra e contiene, ma allude, crea atmosfere, conduce il lettore solo all’imbocco di strade sconosciute. Un personaggio grottesco e folle, che tocca corde sensibili e turba con la sua ingenuità improvvisa e con la sua inaspettata liricità così suggestiva. Un racconto notturno, quindi, che si apre con l’entrata in scena di un oscuro, rozzo e mefistofelico uomo misterioso e che, dopo una notte di eccessi, musica e frantumati ricordi, si chiude con la dolcezza simbolica di una rosa bianca. In mezzo c’è tutto il tempo per rimpiangere l’amore, evocarlo, invocarlo, inventarlo, senza mai, e questo è geniale, raccontarlo.

Questa lunga notte di sogno e di incubo ha a che fare con Pessoa e con Tabucchi, è protetta da questi due numi tutelari. Pessoa, perché il suo autore, Antonio José Branquinho da Fonseca, apparteneva al gruppo dei suoi seguaci, raccolti intorno alla rivista “Presenca”. Tabucchi perché, scopro al termine dell’introduzione, questa novella è stata tradotta come esercitazione pratica dai suoi allievi al corso di Traduzione Letteraria, tenuto presso l’Università di Siena nell’anno accademico 1991/1992. Ecco che cosa ci regala l’editoria di qualità.

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