Category Archives: letteratura portoghese

Mario De Sa-Carneiro, “Dispersione”

MARIO DE SA-CARNEIRO – Dispersione – Einaudi

decarneiro-dispersione“Io non sono io né sono l’altro,/ sono qualcosa di intermedio:/ pilastro del ponte di tedio/ che va da me all’Altro.”

C’è nei versi di questo giovane poeta, giovane per sempre, una disperazione lancinante, a tratti atroce, sempre in qualche modo colta e trattenuta sulla soglia del lamento, una disperazione non certo rassegnata o negata, che però si osserva e, osservandosi, trova il modo di dosare se stessa, di rifrangersi in mille immagini, di mostrarsi dimessa o parata a festa, di muoversi elegante e drammatica, di disperdersi per permeare di sé tutti gli angoli di una vita e negare ogni possibile illusione o speranza. “Dispersione” è appunto il titolo di una delle raccolte di poesie contenute nella presente edizione, quelle scritte dall’autore a Parigi nei due anni precedenti il suo suicidio. Un povero giovane inquieto, inabissato nell’ansia, smarrito nel labirinto di se stesso, senza oggi né domani, incapace di provare nostalgia per il proprio passato, ma solo per ciò che non è stato (“Ah, quanta nostalgia/ dei sogni che non sognai!”), che sente avvicinarsi la propria morte – la dispersione totale – e prova pena per sé, così privo di legami o di passi da seguire, che cerca continuamente nella poesia le parole che, uniche, possano realmente dire il dolore, donandogli almeno una sicura esistenza: “Mi cade nell’anima il crepuscolo;/ io fui qualcuno che passò”; un povero e grande giovane, troppo lucido per non perdersi: “Ho smarrito morte e vita,/ e, pazzo, non impazzisco”.

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Branquinho da Fonseca, “Il barone”

ANTONIO JOSE’ BRANQUINHO DA FONSECA – “Il Barone” – Sellerio

“Come un miraggio di conforto, di intimità, di benessere”

Una notte portoghese, il ritmo dolente e appassionato di un fado, la misura, perfetta nella gestione dei tempi del racconto che, però, non inquadra e contiene, ma allude, crea atmosfere, conduce il lettore solo all’imbocco di strade sconosciute. Un personaggio grottesco e folle, che tocca corde sensibili e turba con la sua ingenuità improvvisa e con la sua inaspettata liricità così suggestiva. Un racconto notturno, quindi, che si apre con l’entrata in scena di un oscuro, rozzo e mefistofelico uomo misterioso e che, dopo una notte di eccessi, musica e frantumati ricordi, si chiude con la dolcezza simbolica di una rosa bianca. In mezzo c’è tutto il tempo per rimpiangere l’amore, evocarlo, invocarlo, inventarlo, senza mai, e questo è geniale, raccontarlo.

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Pessoa, “Il libro dell’inquietudine”

FERNANDO PESSOA – “Il libro dell’inquietudine”- Newton Compton

“Dal mio quarto piano sull’infinito, nella plausibile intimità della sera che sopraggiunge, a una finestra che dà sull’inizio delle stelle, i miei sogni si muovono con l’accordo di un ritmo, con una distanza rivolta verso viaggi a paesi ignoti, o ipotetici, o semplicemente impossibili.” Fernando Pessoa è un grande poeta, una delle voci più alte del Novecento. Dopo una prima giovinezza in Sudafrica, trascorse il resto della vita a Lisbona, dove era nato nel 1888 e dove lavorava come impiegato in una ditta commerciale. Morì nel 1935. Fu un grande animatore dei circoli culturali della sua città, fondò e diresse moltissime riviste letterarie, esercitando un’influenza decisiva sul mondo intellettuale a lui contemporaneo. Fu uno scrittore molto prolifico, ma pubblicò ben poco durante la sua vita. Morendo lasciò però un baule pieno di suoi scritti che in seguito vennero pubblicati in Portogallo e gradualmente tradotti e pubblicati in molti paesi europei, Italia compresa. Ancora oggi non si è esaurita questa miniera, la ricchezza incredibile della sua anima, che Pessoa sembra aver voluto lasciare in eredità ai suoi futuri lettori e, ogni tanto, escono in Italia nuovi suoi testi in forma di poesia, narrativa o saggistica.

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Saramago, “Cecità”

JOSE’ SARAMAGO – “Cecità” – Einaudi

Josè Saramago, premio Nobel per la Letteratura 1998, è lo scrittore portoghese più famoso del mondo. È nato nel 1922 ad Azinhaga, in Portogallo ed è morto nel 2010 dopo una lunga, produttiva e lucidissima vecchiaia trascorsa a Lanzarote, nelle Canarie, con la seconda moglie Pilar e con tre cagnolini.

Ha scritto romanzi geniali, fantasiosi, formalmente elegantissimi e non ha mai deluso i suoi lettori, a testimonianza di quanto possa essere feconda d’ingegno, saggezza ed ironia l’ultima età di un uomo. Saramago non concepisce il lavoro letterario come un piacere individuale. Per lui è un lavoro a volte duro, quasi drammatico. Inoltre non capisce come un autore possa impegnarsi solo con i suoi testi e non con la società in cui vive. Le sue storie sono tutte potenti allegorie, aspramente critiche nei confronti del potere. Saramago non intende l’autore come un eletto dal Cielo che, ispirato, concepisce la sua opera, ma come un combattente che porta avanti la sua personale lotta contro l’indifferenza e la perdita di significato dei tempi moderni. L’universo narrativo di questo autore denuncia le frustrazioni di un’epoca che ha smarrito sia il senso della vita, sia la giustificazione della morte.

In “Cecità”, Saramago ha scelto la via dell’affresco apocalittico per denunciare con intensità di immagini e durezza di accenti la notte dell’etica in cui siamo sprofondati.

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