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Giorgio Manganelli, “Dall’inferno”

GIORGIO MANGANELLI – Dall’inferno – Adelphi

Giorio Manganelli, "Dall'inferno"“… immaginatevi un universo che sia tutto, dico tutto, pervaso dall’inferno, che lo penetri in ogni orifizio, lo accompagni in ogni profilo, si accoccoli tra suoni, odori, membra, animali, angeli, superni ed infimi. Che non vi sia assolutamente, non si dia luogo alcuno dell’universo in cui l’inferno non penetri, ma insieme che non vi sia luogo che si possa dire inferno, tutto inferno e nient’altro che inferno”.

Una lingua portentosa, cangiante, mutevole, portata per sua natura all’iperbole, alla metafora ardita e a tutti i giochi che la retorica le mette a disposizione, che si destreggia tra termini desueti, ridando loro vigore e smalto, accendendoli con un ritmo nuovo, e neologismi sostenuti da un profluvio di aggettivazione; una lingua che stordisce, invadente e armoniosa, una prosa cantante e raffinatissima: questo è il viatico – l’unico – che Manganelli concede a chi si appresti ad inoltrarsi al seguito di un Soggetto, che poco sa di sé e che ancora meno mostra di certo e definitivo al lettore, in un aldilà – un supposto inferno – sfuggente e contraddittorio, luogo non luogo, instabile, metamorfico, letteralmente indescrivibile, che definire terra di nessuno sarebbe già una rassicurante certezza. Una rutilante costruzione formale che veleggia felice nell’eccesso – in precisione e in estenuata variazione – sostiene un romanzo, se tale può definirsi, o comunque una fabula, che è un sogno, un incubo, una disquisizione intorno alle cose ultime, un viaggio nell’oltretomba, un’indagine sul significato dell’esistenza e della sua fine, un gioco intellettuale, una fantasiosa e cervellotica immaginazione, che è tutte queste cose insieme, ma nessuna di loro fino in fondo, perché nessuna di loro potrebbe spiegare quella sorta di malìa che spira da queste pagine, che avvince nonostante la nebulosità diffusa che si è costretti ad attraversare, quella alternanza di giocosa leggerezza, di arguzia ammiccante, di profonda angoscia, di comicità surreale che è in grado di emanare.

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