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Mario De Sa-Carneiro, “Dispersione”

MARIO DE SA-CARNEIRO – Dispersione – Einaudi

decarneiro-dispersione“Io non sono io né sono l’altro,/ sono qualcosa di intermedio:/ pilastro del ponte di tedio/ che va da me all’Altro.”

C’è nei versi di questo giovane poeta, giovane per sempre, una disperazione lancinante, a tratti atroce, sempre in qualche modo colta e trattenuta sulla soglia del lamento, una disperazione non certo rassegnata o negata, che però si osserva e, osservandosi, trova il modo di dosare se stessa, di rifrangersi in mille immagini, di mostrarsi dimessa o parata a festa, di muoversi elegante e drammatica, di disperdersi per permeare di sé tutti gli angoli di una vita e negare ogni possibile illusione o speranza. “Dispersione” è appunto il titolo di una delle raccolte di poesie contenute nella presente edizione, quelle scritte dall’autore a Parigi nei due anni precedenti il suo suicidio. Un povero giovane inquieto, inabissato nell’ansia, smarrito nel labirinto di se stesso, senza oggi né domani, incapace di provare nostalgia per il proprio passato, ma solo per ciò che non è stato (“Ah, quanta nostalgia/ dei sogni che non sognai!”), che sente avvicinarsi la propria morte – la dispersione totale – e prova pena per sé, così privo di legami o di passi da seguire, che cerca continuamente nella poesia le parole che, uniche, possano realmente dire il dolore, donandogli almeno una sicura esistenza: “Mi cade nell’anima il crepuscolo;/ io fui qualcuno che passò”; un povero e grande giovane, troppo lucido per non perdersi: “Ho smarrito morte e vita,/ e, pazzo, non impazzisco”.

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