Category Archives: letteratura polacca

Conrad, “Il passeggero segreto”

JOSEPH CONRAD – “Il passeggero segreto” – Passigli

“Immenso Conrad che come nessuno sapete fermar sulla carta il palpito ambiguo dell’ora e i mille toni del cielo e del mare in quella cangiante e un po’ mefitica vaporosità diffondendo i tormenti degli animi perseguitati; suadente Conrad che come nessuno sapete fondere l’analisi psicologica e l’avventura con il risultato inquietante di rendere familiare l’esotico; sottilissimo Conrad che come nessuno distillate la macerazione morbosa nella purezza di uno stile regale; sì, voi, biografo della vergogna e notomista della perplessità: i vostri libri mi hanno insegnato che il valore di un uomo va dimostrato, e che non sempre le illusioni eroiche della gioventù sopravvivono alla prova: la prova fatale, quel momento che può giungere presto o tardi, che può essere inaspettato o previsto, grandioso od oscuro, ma che sicuramente arriva per tutti, e quando arriva dev’essere riconosciuto perchè non si presenterà una seconda volta.” (Michele Mari, “Otto scrittori” in “Tu, sanguinosa infanzia”)

Pilch, “Sotto l’ala dell’Angelo Forte”

JERZY PILCH – “Sotto l’ala dell’Angelo Forte” – Fazi

“Bevo perchè bevo. Bevo perchè mi piace. Bevo perchè ho paura. Bevo perchè ho una predisposizione genetica al bere. Tutti i miei antenati bevevano. Bevevano i miei bisnonni e i miei nonni, beveva mio padre e beveva mia madre. Non ho nè sorelle nè fratelli, ma sono sicuro che, se ne avessi, tutte le mie sorelle berrebbero e pure tutti i miei fratelli. Bevo perchè ho un carattere debole. Bevo perchè mi si è spostata una rotella nel cervello. Bevo perchè sono troppo tranquillo e voglio rianimarmi. Bevo perchè sono troppo nervoso e voglio calmare i nervi. Bevo perchè sono triste e voglio rallegrare l’anima. Bevo quando sono felicemente innamorato. Bevo perchè cerco invano l’amore. Bevo perchè sono troppo normale e ho bisogno di un po’ di follia. Bevo quando scolo il primo bicchierino e bevo quando scolo l’ultimo, allora bevo ancora di più perchè l’ultimo bicchierino non l’ho mai bevuto”.

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Gombrowicz, “Bacacay”

WITOLD GOMBROWICZ – “Bacacay” – Feltrinelli

“C’è un vento di anarchia corrosiva che attraversa questi racconti” (Francesco M. Cataluccio)

L’atrocità, il paradosso, l’assurdità, il grottesco, persino ciò che è repellente e persino disgustoso. Penso a quanti autori contemporanei hanno trattato e trattano queste materie, a come sia relativamente facile inventarsi storie che si nutrano di queste materie, come sia quasi la garanzia di un meccanismo che funzioni, che compiaccia persino il lettore nella sua ansia di distrazione e di divertimento. Ovviamente qui ci troviamo su un altro pianeta.

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Conrad, “Vittoria”

JOSEPH CONRAD – “Vittoria” – TEA

Questo non è uno dei libri più famosi e conosciuti di Conrad, ma egli afferma di aver cercato di riversare in “Vittoria” l’essenza della vita più che in qualsiasi altro suo romanzo. E quindi, riemergendo dal fascino ipnotico delle atmosfere esotiche, dallo straniamento imposto dai ritmi dilazionati del racconto, dallo sconcerto provocato dalla improvvisa accelerazione con cui la tragedia, prevista e attesa fin dalle prime pagine, infine si compie, ritengo sia una forma di doveroso omaggio all’”Immenso Conrad” (la definizione è di Michele Mari) il tentativo di scoprire tale essenza, o almeno, di individuarne alcune tracce. Nel racconto “Otto scrittori” (in “Tu, sanguinosa infanzia”), sempre Mari, rivolgendosi a Conrad, dice: “Forse mi sto sbagliando, ma dalle vostre storie io credo di aver capito che se il naufragio delle illusioni è drammatico, vivere tutta la vita nell’illusione è patetico: e voi non siete uno scrittore patetico, voi siete un meraviglioso scrittore drammatico”. L’essenza della vita, quindi, come naufragio delle illusioni.

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