Category Archives: letteratura francese

Emmanuel Bove, “I miei amici”

EMMANUEL BOVE – I miei amici – Feltrinelli

I miei amici“Il mio caso assomiglia a quello di un mendicante che, in pieno inverno, canta su di un ponte a mezzanotte. I passanti non offrono niente, perché trovano quel modo di chiedere l’elemosina troppo teatrale. Allo stesso modo, vedendomi appoggiato coi gomiti a un parapetto, triste e sfaccendato, i passanti intuiscono che sto recitando una commedia. Hanno ragione. Però, non pensate sia comunque una situazione ben triste quella di mendicare a mezzanotte sopra un ponte, o di appoggiarsi coi gomiti a un parapetto per interessare la gente?”.

Questo breve e perfetto romanzo di Bove è un’elegia triste, una sonata patetica; possiede l’equilibrio e il rigore della poesia e della musica e li raggiunge per mezzo di una scrittura preziosamente dimessa, volutamente monocorde, splendida nel suo assoluto rifiuto dell’effetto, nella sua volontà di rimanere ancorata ai dettagli per utilizzarne l’alfabeto e la voce. E’ l’elegia di Victor Baton che canta la sua solitudine e la sua povertà, che lo disgustano, e i suoi vani tentativi di avere degli amici, di lavorare, semplicemente di vivere, in un lungo racconto monologante che rende conto sostanzialmente di una serie di fallimenti che non possono che condurre alla disillusione, già presente in nuce, come un destino, fin dalla prima pagina. Bove permette ai lettori di scrutare la miseria e la solitudine, la povertà materiale e la ben più desolante mancanza di rapporti umani, fin nelle loro viscere più profonde, accompagnandoli, attraverso una storia semplice ed esemplare, a toccare quasi con mano le minutaglie, gli scarti, le briciole che pure, tutti insieme, possono comporre la vita di un uomo.

Continue reading

René Crevel, “La morte difficile”

RENE CREVEL – La morte difficile – Einaudi

“Tutto quanto è affogato in una morbida lava e Pierre intuisce che la morte è il punto, nello spazio e nel tempo, dove confluiscono per distruggersi fra loro, a vicenda, gli sguardi, di persone, cose, istanti, luoghi, gesti, rimorsi, gioie, speranze, rabbie, urla, lacrime, risa. E ci rimane solo un buco più bianco del bianco, più nero del nero”.

“La morte difficile” è una ferita aperta e si legge con quel misto di istintiva cautela, di compassione e di impotenza che si proverebbe al cospetto della carne viva, quella di una lesione irreparabile. Una ferita che non può e, soprattutto, non vuole guarire; tanto aperta che nemmeno lo schermo della letteratura riesce in qualche modo a curare – chè questo non è mai il suo scopo – o a rendere almeno sopportabile, nonostante tutto il suo repertorio di incantamenti, trucchi, depistaggi, nonostante la fantasmagoria dei suoi giochi. “La morte difficile” è una ferita aperta su un corpo giovane, segnato all’origine da una macchia infamante che lo condanna a volerla ripetere e scontare per tutta la vita, che diventa così la difficile attesa della morte o la scelta, più facile, di anticiparla, di sceglierla.

Continue reading

Bataille, “L’azzurro del cielo”

GEORGES BATAILLE – “L’azzurro del cielo” – Einaudi

“Lo so.

Morrò in condizioni disonoranti.

Oggi, mi compiaccio d’essere oggetto d’orrore, di disgusto, per l’unica persona cui sono legato.

E’ quel che voglio: quel che di peggio può capitare a un uomo che ne rida.

La testa vuota, in cui io sono, è diventata così paurosa, così avida, che solo la morte la può appagare.”

Ho letto tempo fa i saggi di Bataille su Bronte, Baudelaire, Michelet, Blake, Sade, Proust, Kafka e Genet, contenuti nel volume “La letteratura e il male” e li ho trovati estremamente ricchi ma, soprattutto, permeati da una visione libera e acuta della letteratura, tesa ad individuare in ognuno degli autori considerati la capacità di violare le convenzioni, di infrangere i divieti, di inoltrarsi, mediante la scrittura, nel territorio della trasgressione e della sovversione. Bataille considera autentica solo quella letteratura che è in grado di compiere atti di coraggio, di mettere in discussione le norme convenzionali; il vero scrittore, secondo il suo pensiero, è “cosciente di essere colpevole e per lui il peccato o la condanna non sono l’occasione forzata del pentimento, ma il culmine della sua realizzazione”. Aspettavo quindi l’occasione di imbattermi in una delle opere letterarie di questo filosofo e intellettuale fondamentale nella cultura francese del Novecento, che ha avuto stretti contatti con la cerchia dei surrealisti (entrando in polemica con Breton) e che, per molti aspetti, è riconducibile alla corrente filosofico-letteraria dell’esistenzialismo (anche se Sartre ebbe a definirlo paranoico e folle). L’ho fatto leggendo questo suo romanzo, molto meno noto di “L’erotismo” o di “Storia dell’occhio” ma, forse, il suo più poetico (e poesia è per Bataille “ricerca dolorante”).

Continue reading

Malet, “Trilogia nera”

MALET – “Trilogia nera” – Fazi Editore

Il volume raccoglie i tre romanzi che hanno riscritto e codificato il genere noir francese e che rappresentano il vertice della narrativa del loro autore: “La vita è uno schifo”, “Il sole non è per noi” e “Nodo alle budella”. Il noir è un romanzo psicologico costruito intorno alla figura di una vittima; la scrittura del noir è sempre dal punto di vista della vittima, che si racconta o si fa raccontare nella propria discesa verso un punto di non ritorno. Si tratta di un genere ben distinto dal giallo e dal poliziesco, dove lo status quo viene frantumato da un evento imprevedibile di natura delittuosa e dove il compito della narrazione sarà di scoprire l’autore dell’infrazione e assicurarlo alla giustizia, ricomponendo così l’ordine iniziale. Nel giallo, che l’evento delittuoso sia un omicidio, un rapimento, un furto o una rapina, non ha importanza, così come non ne hanno l’identità e il modus operandi di colui che si incarica dell’indagine. Nel noir, invece, non c’è nessun ordine da ricomporre, non si torna mai al punto di partenza. Il romanzo poliziesco è un puzzle completo di tutte le proprie tessere: sarà sufficiente incastrarle le une nelle altre e il disegno apparirà in tutta la sua chiarezza. Nel noir il disegno è in continua evoluzione, ubbidisce a regole diverse, che possono cambiare da un momento all’altro. Per questo il noir non ammette lieto fine convenzionale. L’unico lieto fine possibile si ha quando la vittima, conscia della propria condizione, si ribella e, attraverso una serie di atti contro la legge, riesce a scamparla, a dettare le regole di un nuovo disegno, che avrà contorni, figure e colori del tutto differenti dalla situazione iniziale.

Continue reading

Vian, “La schiuma dei giorni”

BORIS VIAN, “La schiuma dei giorni”, Marcos y Marcos

“C’era qualcosa di etereo nel modo di suonare di Johnny Hodges, qualche cosa d’inspiegabile e di perfettamente sensuale. La sensualità allo stato puro, liberata dal corpo. Gli angoli della stanza si modificavano e si arrotondavano sotto l’effetto della musica. Ora Colin e Chloé riposavano al centro di una sfera. –Che cos’era?- domandò Chloé –Era The mood to be Wooed- disse Colin –Avevo indovinato- disse Chloé –Visto la forma che ha preso la nostra camera, come pensi che farà il dottore a entrarci?”

Continue reading