Category Archives: letteratura russa

Platonov, “Da un villaggio in memoria del futuro”

ANDREJ PLATONOV – “Da un villaggio in memoria del futuro” –  Theoria

“Se non fosse per gli sterpi o le fraterne pazienti erbe simili a uomini infelici, la steppa sarebbe intollerabile; ma il vento vi porta il seme della moltiplicazione e l’uomo procede con il cuore pesante verso il comunismo.”

 Questo libro è un lunghissimo soggiorno nel villaggio di Cevengur, insieme allo sparuto, ingenuo e commovente gruppo di poveri bolscevichi che cercano di costruire il comunismo e attendono con pazienza che porti loro la felicità. La loro ingenuità e la loro fede li rende candidi e insieme irresistibilmente comici. Questo libro è un tributo al popolo russo e una indiretta denuncia senza appello per chi ha tradito le sue aspettative. E ogni pagina si illumina di accenti lirici ogni volta che la madre terra accoglie e consola questi poveri uomini confusi e profondamente consapevoli che nulla potrà riscattare il loro destino.

Druznikov, “Angeli sulla punta di uno spillo”

JURIJ DRUZNIKOV – “Angeli sulla punta di uno spillo” – Barbera

Troppe aspettative possono far male, ma solo seguendo le aspettative si trovano i tesori, è un rischio da correre. Non amo questo libro, nemmeno lo odio, non lo ricorderò e questo è tutto. Forse Druznikov avrebbe dovuto scrivere un saggio sulla situazione politica dell’Unione Sovietica negli anni ’60, sul controllo del potere politico sulla stampa, sulla mancanza di libertà, sulla menzogna e sulla propaganda, data l’enorme quantità di materiale, interessante e accuratamente proposto al lettore per ben 566 pagine. Perchè abbia scelto di scrivere un romanzo resterà per me un mistero.

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Vojnovic, “Propaganda monumentale”

VLADIMIR VOJNOVIC – “Propaganda monumentale” – Garzanti

Considero da sempre i russi inarrivabili narratori, narratori di razza, ma l’intento di Vojnovic di ripercorrere in un romanzo gli ultimi cinquanta anni della storia del suo paese con tutto quello che ciò implica, in termini di avvenimenti, ideologie, mutamenti economici e sociali, trasformazioni culturali mi faceva temere fortemente nella sua riuscita. Invece “Propaganda monumentale” è un bellissimo romanzo e, per me, una sorpresa confortante e la conferma che ancora è viva l’anima dei grandi romanzieri russi. Certo si potrebbe semplicemente attribuire la riuscita del romanzo al fatto che l’autore abbia opportunamente legato e reso unitaria una materia così vasta mediante la figura centrale di Aglaja con la sua incrollabile fede, ma anche vera e propria passione viscerale,  per Stalin, poi per la sua memoria tenuta in vita dalla statua che assume un ruolo determinante in tutta la vicenda; oppure mediante la scelta di mantenere come luogo centrale dell’azione, attraverso il lento scorrere del tempo, la deliziosa e immaginaria cittadina di Dolgov, che i lettori vedono lentamente trasformarsi, senza però perdere le sue caratteristiche più peculiari e amabili. Questo fa parte del mestiere, o meglio, dell’arte del narrare.

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Pasternak, “Il salvacondotto”

BORIS PASTERNAK – “Il salvacondotto” – Passigli

Si potrebbe giudicare questo libro superfluo e non essenziale se lo si paragona alla grandezza della prosa del “Dottor Zivago” ed all’innegabile suggestione racchiusa nei versi di Pasternak. Il lettore può quindi inoltrarsi nell’opera dell’autore ed apprezzarla quanto merita, anche se privo di questo salvacondotto. Ma spesso è in ciò che a prima vista appare superfluo che si nascondono tesori inaspettati, sono quindi felice di aver letto queste pagine. Poiché, se è vero che l’opera, una volta prodotta, ha una sua vita autonoma, alla quale il lettore in qualche modo partecipa e alla quale contribuisce, è anche indubbio che per il vero appassionato di letteratura è di vitale interesse venire a conoscenza di quel vero mistero (e insieme miracolo) che è la storia della formazione di una voce poetica, dei percorsi attraverso i quali si è formata, delle passioni di cui si è nutrita, soprattutto all’origine, e degli incontri da cui ha tratto ispirazione. “Il salvacondotto” dà l’opportunità di apprendere tutto ciò dalla stessa voce di Pasternak: non si può quindi certo definire un’autobiografia nel senso più stretto del termine, quanto una riflessione pubblica, la presa di coscienza di uno scrittore che rievoca le proprie origini spirituali e culturali, e che permette ai lettori di ripercorrere insieme a lui le prime tappe del proprio percorso formativo.

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Mamleev, “Il killer metafisico”

JURIJ MAMLEEV – “Il killer metafisico” – Voland

“Ecco cosa significa l’esoterismo russo innaffiato di vodka!”

Pur possedendone sotto molti aspetti le caratteristiche, “Il killer metafisico” non è un romanzo splatter scritto nella Russia sovietica degli anni ’60. I personaggi di Mamleev sono mostri ripugnanti con il gusto dell’orrido che si abbandonano a nefandezze difficilmente immaginabili, permeando di sé tutto ciò che li circonda e che vivono in un universo aberrante che possiede una sua logica intrinseca e che sembra accogliere e considerare le loro perversioni semplicemente come tratti distintivi di personalità individuali. Un universo pieno di orrore ma stranamente privo di odio, dove l’orrore non suscita reazioni o giudizi morali. Eppure, già dalle prime pagine, appare evidente che nulla in questo romanzo è gratuito e immotivato, che l’intento dell’autore non è quello di spaventare il lettore, né tantomeno quello di angosciarlo o di disgustarlo, ma quello di creare “un enorme impianto metaforico che vuole rappresentare una ricerca […] un affannoso e disperato scavo nelle profondità dell’umano che, così sembrerebbe, altro non è che il corporeo. E da qui l’impressione che questa ricerca sia solo uno sconcio e compiaciuto grufolare attraverso i meandri di menti pervertite e intimi recessi.” (dalla Postfazione di Ugo Persi)

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Trifonov, “Lungo addio”

JURIJ TRIFONOV – “Lungo addio” – Einaudi

La trilogia “Lungo addio”, composta da tre romanzi brevi (“Lo scambio”, “Conclusioni provvisorie” e “Lungo addio”) costituisce una evoluzione del continuum narrativo di Trifonov che ha il suo inizio nel romanzo “La casa sul lungofiume”, l’opera più nota di uno di quegli scrittori russi degli anni ’60 che hanno testimoniato e denunciato nei loro scritti gli orrori dello stalinismo (l’autore stesso era figlio di un bolscevico vittima dei gulag staliniani). E’ quindi utile, per comprenderla pienamente, tornare a quella casa e al romanzo che la vede come simbolo, palcoscenico e protagonista. La casa sul lungofiume è un palazzo di Mosca abitato da funzionari medio-alti del partito e del governo, simbolo del terrore che caratterizzava la vita russa sotto Stalin.

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Shishkin, “Lezione di calligrafia”

MIKHAIL SHISHKIN – “Lezione di calligrafia” – Voland

E’ di grande conforto per il lettore aver accesso all’opera di uno scrittore russo contemporaneo (Shishkin è nato a Mosca nel 1961) che testimonia tutta la vitalità di una tradizione letteraria capace di affondare le radici nel suo glorioso passato, di utilizzarne appieno l’eredità, acquisendo contemporaneamente tutta la consapevolezza moderna del valore essenziale che la scrittura ha in se stessa, della sua capacità di essere scopo, ragione, significato e “figura” della vita.  Shishkin offre in questo libro, tramite la sua struttura bipartita, un testo che si potrebbe definire di “metaletteratura”, una sorta di “metafisica della scrittura” (“Lezione di calligrafia”) e, successivamente, la sua messa in opera, la sua dimostrazione pratica, nel romanzo vero e proprio (“Memorie di Larionov”). Dalla Prefazione di Emanuela Bonacorsi apprendiamo che “Lezione di calligrafia” costituisce l’ouverture di tutta la produzione dell’autore, la sua opera prima, quella che mostra il DNA sperimentale e innovativo alla luce del quale tutti i suoi romanzi successivi, dall’apparente impianto tradizionale, vengono illuminati, acquisendo un più ampio respiro.

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