WOLFGANG HILDESHEIMER – Tynset – Edizioni del Mosaico
“Tuttavia voglio recarmi a Tynset, il mio desiderio s’irrigidisce, non riesco a staccarmene… benché anche Tynset, tutto sommato, non si rivelerà altro che una conferma di quel che ho sempre immaginato e ormai so da un pezzo: cioè ch’io mi muovo in una realtà mostruosa, apparentemente libero, in realtà legato, in una prigionia piena di maltrattamenti nascosti che spesso… no: che talvolta sembrano carezze, ma per le quali dobbiamo pagare un caro prezzo… in una gabbia che non offre possibilità”.
Ci sono libri che ogni lettore deve ad altri lettori, come un regalo, o un lascito, forse perché la fortuna di averli incontrati, per puro caso o prezioso consiglio, si trasforma nella responsabilità di continuare a farli vivere. E’ il caso di questa opera, di questa “prosa monologica” – così l’autore stesso la definisce nel sottotitolo – che, uscita in Italia nel lontano 1968 presso Rizzoli, è stata fortunatamente di recente riedita da una piccola e coraggiosa casa editrice di Tirano (SO), che ne ha prolungato, per così dire, la vita editoriale, dando ai lettori italiani la possibilità di mantenere viva la memoria di una scrittura straordinariamente raffinata e intensa, presentandola in una veste grafica elegantemente curata e dotandola di apparati veramente illuminanti, in grado di offrire ulteriori possibilità per ampliare la conoscenza di Hildesheimer e della sua opera.





“Nei momenti che seguirono l’aggressione, Eligia era ancora rosea e simmetrica, ma di minuto in minuto le linee dei muscoli del viso cominciarono a incresparsi, un viso ancora molto liscio fino a quel giorno, nonostante i quarantasette anni e un intervento giovanile di chirurgia estetica cui doveva il nasino corto e all’insù. Quella spuntatina volontaria che per trent’anni aveva conferito alla sua testardaggine un’aria di audacia impostata divenne il simbolo della resistenza alle grandi trasformazioni che l’acido stava operando. Le labbra, le rughe attorno agli occhi e il profilo delle guance si andavano trasformando con un andamento antifunzionale: alla comparsa di una curva in un punto che non aveva mai avuto curve corrispondeva la scomparsa di una linea che fino a quel momento aveva costituito un tratto inconfondibile della sua identità”.


